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"Sentimental Value" — Recensione

Recensione

Cannes 2025

"Sentimental Value" — Recensione

4.5 su 5

Joachim Trier vince il Gran Premio della Giuria a Cannes 78 con un dramma familiare nordico che ricorda il suo 'La persona peggiore del mondo' ma con un'asciuttezza in più. Renate Reinsve straordinaria.

di Alessio Valtolina ·

Joachim Trier è uno dei nomi del cinema d’autore europeo che il sottoscritto segue con più attenzione da “Oslo, 31 agosto” (2011). Dopo il successo internazionale di “La persona peggiore del mondo” (2021), il regista norvegese ha lavorato per quattro anni a “Sentimental Value” — titolo italiano “Valore sentimentale” — che a Cannes 78 ha vinto il Gran Premio della Giuria. Per il sottoscritto è il suo film più maturo, anche più di “Oslo”.

La storia. Nora (Renate Reinsve) e Agnes (Inga Ibsdotter Lilleaas) sono due sorelle norvegesi che non si parlano da anni. Quando il padre Gustav (Stellan Skarsgård) — celebre regista teatrale di Oslo, ormai settantenne — viene ricoverato per un ictus, le due donne devono tornare nella casa di famiglia dove non mettevano piede da decenni. Mentre la salute del padre peggiora, le sorelle si ritrovano a fare i conti con la propria infanzia, con il padre che le aveva trattate come “attrici” da dirigere più che come figlie, e con la madre morta troppo presto.

Reinsve sempre più grande

Tagliamo corto: la cosa che il film racchiude di più memorabile è Renate Reinsve. L’attrice norvegese — quella di “La persona peggiore del mondo”, per intenderci — qui costruisce una Nora che ricorda — e dico con cautela perché il paragone è importante — la Liv Ullmann del Bergman di “Sussurri e grida”. Stessa intensità interiore, stessa capacità di reggere il primo piano per minuti senza una smorfia. Quando Nora, in una scena centrale, ascolta il padre morente che le chiede scusa per non averla mai amata abbastanza, Reinsve tiene il dispositivo per cinque minuti senza una lacrima esplicita. È cinema vero.

Stellan Skarsgård — leggenda del cinema svedese che il pubblico italiano associa a “Mamma Mia!” o “Dune” — qui dà una delle migliori performance della sua carriera. Il suo Gustav non è il “padre cattivo” del cliché. È un artista che ha vissuto in mezzo all’arte e ha dimenticato di vivere fuori dall’arte. Quando, nel terzo atto, registra un video messaggio per le figlie e si rende conto che non sa cosa dirgli, Skarsgård costruisce un’umanità che il cinema raramente concede agli antagonisti dei drammi familiari.

Trier che cresce

C’è una tradizione del cinema nordico sulla famiglia disfunzionale che parte da Bergman (“Sinfonia d’autunno”) e arriva fino a Lars von Trier (“Festen” di Vinterberg, anche se danese). “Sentimental Value” si inserisce in questa famiglia con una sensibilità contemporanea. Trier — Joachim, non parente di Lars — filma il quotidiano norvegese con una pudicizia tutta sua: niente urla, niente confronti esplosivi, solo la lenta erosione dei silenzi.

La fotografia di Kasper Tuxen (regolare collaboratore di Trier) lavora con luci basse, palette grigi-azzurri di Oslo invernale, niente sottolineature drammatiche. La colonna sonora di Ola Fløttum è minimale, quasi assente.

L’unico difetto sono i 130 minuti. In alcuni passaggi del secondo atto il film perde mordente. Trier avrebbe potuto tagliare quindici minuti senza perdere nulla. Ma è un appunto piccolo dentro un’opera che funziona quasi sempre.

Distribuzione italiana confermata: Wanted Cinema, dicembre 2025. Gran Premio della Giuria al 78° Festival di Cannes.

Pregi

  • Renate Reinsve conferma il talento di 'La persona peggiore del mondo'
  • Trier dirige con maturità rara, ogni inquadratura calibrata
  • Stellan Skarsgård in stato di grazia, performance da nomination Oscar

Difetti

  • I 130 minuti pesano in qualche passaggio del secondo atto
  • Tono nordico-pudico può respingere chi cerca dramma forte
4.5 su 5

Verdetto

Trier diventa adulto. Gran Premio meritatissimo. Quasi un capolavoro.