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"Sound of Falling" — Recensione

Recensione

Cannes 2025

"Sound of Falling" — Recensione

4.5 su 5

Mascha Schilinski vince il Premio della Giuria a Cannes 78 con un dramma tedesco rurale che attraversa un secolo di storia familiare. Cinema d'autore tedesco di livello altissimo.

di Alessio Valtolina ·

Mascha Schilinski è una regista tedesca di quarantadue anni che il cinema d’autore aspettava di vedere al massimo della propria forma. Dopo “Die Lustigen” del 2017 (debutto interessante ma non del tutto riuscito), “Sound of Falling” è la sua consacrazione. Premio della Giuria a Cannes 78, ex aequo con “Sirat” di Oliver Laxe.

La storia. Una fattoria in Sassonia rurale, Germania nord-orientale. Il film attraversa quattro generazioni di donne che hanno vissuto in quella stessa casa: dal 1910 al 2019. Alma (1910), Erika (1945), Angelika (1976), Lenka (2019). Ognuna ha la propria età, le proprie crisi, le proprie scoperte sessuali e politiche. Ogni capitolo dura una trentina di minuti. Tutto è collegato dalla casa, dai paesaggi, da un suono ricorrente — una “caduta” che ricorre nelle quattro epoche e che dà titolo al film.

Quattro generazioni in 149 minuti

Tagliamo corto: la cosa che il film racchiude di più memorabile è la struttura. Schilinski ha costruito un dispositivo narrativo che ricorda — e dico con cautela perché il paragone è importante — il Terrence Malick di “The Tree of Life” o il Maren Ade di “Toni Erdmann”. Ma con una sensibilità femminile più asciutta. Il film passa da un’epoca all’altra senza spiegazioni didascaliche, lasciando che il pubblico orienti i salti attraverso piccoli dettagli (un’automobile in lontananza, un capo di abbigliamento, una canzone alla radio).

Lea Drinda — attrice tedesca giovane (vent’anni) — è la rivelazione del film. Interpreta Lenka, la ragazza del 2019, con una presenza che ricorda — e dico con cautela — la Sandrine Bonnaire di “Vagabond” di Varda. Stessa solitudine ostinata, stessa capacità di reggere il primo piano per minuti senza una smorfia.

Cinema tedesco di tradizione

C’è una tradizione del cinema tedesco sulla provincia rurale che parte da Volker Schlöndorff (“Il tamburo di latta”) e arriva fino a Michael Haneke (“Il nastro bianco”). “Sound of Falling” si inserisce in questa famiglia con una voce sua. Schilinski filma la Sassonia con un’attenzione che evita ogni nostalgia: niente paesaggio bucolico, niente sentimentalismo. Solo la lenta accumulazione di vite in una stessa casa.

La fotografia di Andreas Bergmann lavora con luci basse, palette grigi tedeschi, niente sottolineature drammatiche. La colonna sonora di Sigrun Jakubaschke è minimale.

L’unico difetto sono i 149 minuti. Per chi non ama il cinema slow, possono essere massacranti. Per chi accetta il tempo del cinema come parte del dispositivo, sono esattamente la durata giusta.

Premio della Giuria al 78° Festival di Cannes. Distribuzione italiana: in trattativa, probabile MUBI nel 2026.

Pregi

  • Schilinski, regista quarantenne, dimostra una maturità rara
  • Quattro generazioni in 149 minuti, struttura impeccabile
  • Lea Drinda, attrice giovane, è una rivelazione

Difetti

  • Tempi lunghissimi, non per tutti
  • Tono nordico-pudico
4.5 su 5

Verdetto

Cinema tedesco contemporaneo al massimo. Premio Giuria pienamente meritato.