Dopo quattro stagioni che hanno saputo mantenere alta la tensione e il ritmo, The Boys arriva alla quinta e ultima stagione con un problema semplicissimo da identificare: la storia non sa dove andare, e soprattutto non sa come arrivarci. È un peccato enorme, perché questa serie — adattamento dell’opera di Garth Ennis realizzato da Eric Kripke — aveva tutto quello che serviva per mantenere il pubblico incollato: carisma, violenza volgare, satira politica calzante, black humor che funziona. E fino alla stagione precedente, tutto questo aveva funzionato.
Ma qui qualcosa si spacca. La quinta stagione è un esercizio di cattiva gestione narrativa. Non nel senso che ci siano idee cattive — il problema è che le idee buone vengono sviluppate male, affrettate, oppure non sviluppate affatto. Ci sono storyline che si trascinano senza aggiungere nulla, altre che esplodono all’improvviso in tre scene e scompaiono. Personaggi costruiti metodicamente per due intere stagioni della serie spin-off Gen V arrivano qui e fanno poco più di una comparsata: il pubblico aspetta di vederli integrati, invece vengono liquidati come comparse.
Il vero crollo però è nel ritmo generale. Una serie che fino a qui aveva saputo accumulare tensione, costruire colpi di scena, piegare il conflitto con intelligenza, adesso salta tra episodi che non succede nulla e episodi dove succede troppo in fretta. Non è che sia diventata lenta — è che è diventata incoerente. Episodi 1, 2 e 3 potrebbero quasi non esistere. Poi improvvisamente tutto si precipita, senza il tempo necessario per metabolizzare quello che accade. È come se due sceneggiatori diversi avessero scritto la stessa stagione senza parlarsi.
E il finale. Buon Dio, il finale. Ci sono momenti che il pubblico aspetta dal giorno uno — scontri che sarebbero dovuti essere esplosivi, scelte che finalmente si risolvono in modo logico. Solo che quando arrivano, sono raccontati sotto tono. Come se Eric Kripke avesse fretta di chiuderla e sperasse che nessuno se ne accorgesse. Ci sono scene che meriterebbero respiro narrativo, una messa in scena che le restituisca il peso che hanno, invece vengono liquidate velocemente mentre la macchina da presa guarda altrove. È la morte per mille tagli di una storia che meritava un colpo secco e deciso.
Non è colpa degli attori — il cast continua a portare a spalla il personaggio con professionalità e carisma, anche quando il copione non li aiuta. Non è nemmeno un calo nella direzione visiva o nella realizzazione tecnica dell’azione, che rimane credibile e ben fatta. Il problema è puro: è una scrittura che non funziona. E in una serie dove tutto ruota intorno ai personaggi, ai loro conflitti, alle loro scelte — quando la scrittura crolla, crolla tutto.
La cosa ancora più fastidiosa è il senso di carenza di tempo. È chiaro che c’era spazio per una sesta stagione, o magari per una stagione più lunga. Invece il sospetto è che Prime Video abbia detto “ok, voi chiudete in questa”, e di conseguenza ci sia stata la necessità di forzare la mano, accelerare, tagliare. Se così fosse, il danno è doppio: non solo il finale è peggio di quello che avrebbe potuto essere, ma nemmeno è chiaro se ci sarà spazio per veri spin-off o conclusioni — tutto rimane sospeso, non completamente risolto ma nemmeno aperto. Un limbo narrativo.
Quelle prime quattro stagioni di The Boys avevano creato un universo dove la satira aveva senso, dove ogni violenza aveva un peso, dove i personaggi cambiano e muoiono per conseguenze vere. Questa quinta li tradisce. Non è un calo di qualità graduale — è un crollo. Ci sono 9 episodi qui che sarebbero potuti diventare uno dei migliori finali di una serie degli ultimi anni. Invece siamo di fronte a una conclusione che lascia tutti frustrati, che vomita trama senza digerirla, che brucia il goodwill accumulato in anni per il brivido di “voi adesso guardatevi il film spin-off”.
Se sei un fedele della serie, lo finisci — e sarai deluso. Se cerchi una quinta stagione all’altezza delle prime quattro, non la troverai qui. The Boys 5 è disponibile su Prime Video, e onestamente: mettiti comodo e aspettati una delusione.



