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"The Punisher: One Last Kill" — Recensione

Recensione

"The Punisher: One Last Kill" — Recensione

2.0 su 5
2026 50m AzioneDrammaCrime

Jon Bernthal torna come Frank Castle in un action brutale che promette vendetta ma consegna solo violenza senza sostanza. Aspettative disattese.

di Alessio Valtolina ·

Quando un titolo come “The Punisher: One Last Kill” arriva su Netflix, sai già cosa aspettarti: Frank Castle torna, qualcuno muore, la giustizia vigilante prevale. Peccato che Jon Bernthal, pur mantenendo tutto il carisma di cui dispone, sia costretto a trascinare una storia che non ha nulla di interessante da dire.

Tagliamo corto: questo è un film che confonde brutalità con profondità. La regia opta per l’iperviolenza come linguaggio principale, come se ogni scena d’azione brutale potesse compensare l’assenza di una vera trama. E magari sarebbe stato tollerabile se c’fosse stato un sottotesto interessante, una riflessione sulla vendetta, sulle conseguenze morali di questo tipo di giustizia sommaria. Invece no. Qui la violenza è fine a se stessa, un’esibizione tecnica che fa poco altro che mostrare quanto male possa fare un uomo con una pistola e una motivazione vaga.

Il problema è proprio nella struttura narrativa: per il resto, è tutto quello che vi aspettate e niente di più. Frank Castle ha un’ultima missione — perché è sempre l’ultima, vero? — e noi lo seguiamo mentre compie azioni che sappiamo già come andranno a finire. Non c’è sorpresa, non c’è rischio reale, non c’è quella tensione che dovrebbe accompagnare un uomo che sa che questa volta potrebbe non tornare. Invece il film procede come un’esecuzione inevitabile di una lista di cose che “il Punisher” deve fare.

Bernthal, per carità, fa quello che può. L’attore sa come muoversi in questo ruolo, sa come far sentire Fred Castle come una forza distruttiva controllata, ma anche la sua bravura non riesce a mascherare il vuoto che c’è attorno a lui. I personaggi secondari sono cartone, gli antagonisti sono generici, il dialogo è funzionale ma non memorabile. È come guardare una macchina ben oliata che compie movimenti precisi ma senza mai chiedersi davvero perché lo sta facendo.

La fotografia è interessante, almeno, e la mise-en-scène mantiene una coerenza visiva che non tradisce il genere. Le sequenze d’azione sono tecnicamente ben coreografate — i colpi sono brutali, la cinepresa non distoglie lo sguardo, il montaggio è veloce dove serve. Ma questa competenza tecnica diventa quasi una maledizione: più guardi il film essere competente nel mostrare violenza, più noti che manca il resto. È come guardare un cuoco che sa perfettamente come tagliare gli ingredienti ma ha dimenticato la ricetta.

Insomma, fiondatevi a vederlo se siete un fan della Marvel graffio su Netflix e avete voglia di un’ora e mezza di pura catarsi brutale senza freni. Brutto brutto? No, è facente funzione. Ma è un’esperienza vuota, una vendetta senza peso, un’azione senza ragione. “The Punisher: One Last Kill” è il tipo di film che dimenticherai non appena i titoli di coda inizieranno a scorrere.

Pregi

  • Jon Bernthal mantiene carisma nel ruolo iconico
  • Sequenze d'azione ben coreografate tecnicamente
  • Fotografia marcata e atmosfera visiva coerente

Difetti

  • Manca una vera motivazione narrativa dietro la violenza
  • Trama prevedibile e superficiale
  • Caratteri secondari poco sviluppati
  • Iperviolenza fine a se stessa, senza messaggio
2.0 su 5

Verdetto

The Punisher: One Last Kill è action brutale che non sa dire nulla. Sangue e grugniti non bastano quando manca il cuore della storia.