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"Rosebush Pruning" — Recensione

Recensione

Berlinale 2026

"Rosebush Pruning" — Recensione

3.5 su 5

Karim Aïnouz lavora con Riley Keough e Callum Turner in un dramma californiano che ricorda Cassavetes ma con voce propria. Bello ma irrisolto.

di Alessio Valtolina ·

Karim Aïnouz è quel regista brasiliano che il cinema d’autore conosce dal 2003 (“Madame Satã” a Cannes) e che ha continuato a sorprendere con “Invisible Life” (2019, Cannes Un Certain Regard) e “Firebrand” (2023, Cannes). “Rosebush Pruning” è il suo passaggio al cinema americano puro, con Riley Keough e Callum Turner protagonisti.

La storia. Cécile (Keough) e Matt (Turner) sono una coppia di trentenni che vive in una piccola comunità della California meridionale. Lavorano in un vivaio di rose, sono entrambi cresciuti nell’ambiente, hanno un figlio piccolo. Una sera Matt confessa di aver tradito Cécile con un’altra dipendente del vivaio. Il film racconta i mesi successivi: il tentativo di salvare il matrimonio, le bugie, le ricostruzioni, una violenza domestica appena adombrata.

Keough cresce

Tagliamo corto: Riley Keough è ormai una delle attrici americane più convincenti della sua generazione. Dopo “Daisy Jones & The Six” (2023), “American Honey” di Andrea Arnold (2016), il sottoscritto la considera una delle eredi naturali della tradizione Cassavetes — Gena Rowlands, Lynn Shelton, ora Keough. Aïnouz la prende e le permette di costruire una Cécile che è insieme dolente e ostinata. Non fa la moglie tradita: fa una donna che sta decidendo se vale la pena restare.

Callum Turner è la sorpresa. L’attore inglese — che il sottoscritto conosceva soprattutto per “The Boys in the Boat” — qui rivela una vulnerabilità che non gli avevo visto prima. Il suo Matt non è scritto come “il marito infedele” — è scritto come un uomo che ha perso la capacità di capire le proprie azioni, e Turner abita questa confusione con una sincerità rara.

Cassavetes e Aïnouz

C’è una tradizione del cinema americano sulla coppia in crisi che parte da John Cassavetes (“Faces”, “Una moglie”) e arriva fino a Noah Baumbach (“Marriage Story”). “Rosebush Pruning” appartiene a questa famiglia. Aïnouz lavora con un dispositivo lento, da camera, con piani lunghi su volti e silenzi. La fotografia di Hélène Louvart (la sua regolare collaboratrice, di livello mondiale) trasforma la luce californiana in qualcosa di asciutto, mai cartolinesco.

C’è una sequenza di trenta minuti, nel terzo atto, in cui Cécile e Matt cercano di “ricominciare” facendo un weekend al mare. Aïnouz filma quella stupidità benevola con tenerezza. La spiaggia, il motel, la ricerca di intimità che non funziona — tutto è ripreso con la stessa precisione di un Linklater di “Before Midnight”. È la parte migliore del film.

L’unico difetto è la sceneggiatura. Aïnouz scrive con la compagna Mauricio Zacharias e qui il copione procede a strappi: alcune scene sono perfettamente costruite, altre sembrano spezzate, mancano transizioni. Manca anche una scena davvero memorabile — quella che il film prometteva ma non concede. Il risultato è un film bello ma irrisolto.

Distribuzione italiana: Lucky Red, autunno 2026.

In concorso alla 76ª Berlinale.

Pregi

  • Riley Keough conferma di essere una delle attrici americane più interessanti
  • Callum Turner, sorpresa, rivela un'altezza recitativa nuova
  • Direzione di Aïnouz molto sicura

Difetti

  • Sceneggiatura un po' a strappi
  • Manca una scena memorabile che il film prometteva
3.5 su 5

Verdetto

Bell'esperimento ma irrisolto. Tre stelle e mezzo per gli attori.