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"The Man I Love" — Recensione

Recensione

Cannes 2026

"The Man I Love" — Recensione

2.0 su 5
2026 1h 35m DrammaRomance

Ira Sachs vuole raccontare l'AIDS e l'arte, ma la regia non trova il suo respiro e Malek è fuori parte. Un dramma che non decolla.

di Alessio Valtolina ·

Ira Sachs è un regista che ha dimostrato di saper toccare temi delicati con sensibilità — eppure The Man I Love sembra un esercizio svuotato di quella che dovrebbe essere la sua forza principale. Il progetto parte da presupposti interessanti: un dramma sull’AIDS, sull’arte, sulla mortalità. Roba che potrebbe funzionare, se affrontata con lo sguardo giusto. Ma qui manca proprio quello: uno sguardo.

Il problema maggiore è la regia, che non riesce a trovare un’idea visiva, un’atmosfera, un ritmo. Sachs sembra muoversi dentro il film come un turista in una città che non conosce — racconta una storia senza essere davvero presente. Le scene non respirano, il dramma non si costruisce, tutto scorre piatto come un elenco di eventi. Quando un film parla di morte e di perdita, ha bisogno di una forma che sostenga il significato. Qui la forma è assente.

C’è un altro problema che pesa moltissimo: Rami Malek è completamente fuori parte. Non riesco a vedere il personaggio davanti a Malek, vedo solo Malek che recita un personaggio. È una mancanza di sintonia totale tra attore e ruolo — il film avrebbe avuto bisogno di qualcuno che potesse portare una vulnerabilità naturale, una porosità emotiva, e invece Malek costruisce muraglie. Quando il film ha bisogno che tu senta il dolore, lui ti propone una performance. È un errore di casting che, in un dramma come questo, diventa incolmabile.

La cosa più frustrante è che il tema è serio, richiede rispetto, meritava uno sguardo maturo e stratificato. Invece ci si ritrova davanti a un film che sembra preoccupato di dire le cose giuste, di avere la giusta postura morale, ma dimentica di farle sentire. Le scene dovrebbero lacerare, invece scivolano via. Il dialogo dovrebbe rimanere addosso, invece sparisce. È cinema che ha gli atteggiamenti del dramma senza averne la profondità.

I presupposti erano nobili, l’ambizione c’è, il cast è di livello. Ma quando metti insieme una regia che non sa cosa fare, un attore che non è nella parte giusta, e una ricerca d’effetto che schiaccia l’emozione, il risultato è un film che non maniene nessuna delle sue promesse. Vale la pena saltare e scegliere qualcosa che sappia veramente cosa vuole dire.

Pregi

  • L'ambizione del tema (AIDS, arte, morte) è nobile
  • Cast di livello con Rami Malek

Difetti

  • Regia senza idee e priva di visione autoriale
  • Rami Malek fuori parte, non convincente nel ruolo
  • Il dramma non decolla, promesse non mantenute
2.0 su 5

Verdetto

Un film che ambisce a essere intenso ma non riesce a trovare nemmeno il passo giusto. Vale la pena saltare.